Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.

lunedì 20 luglio 2015

Oleolito alla lavanda rimedio contro le punture d'insetto e tanto altro


lavanda e ape-ingrediente perduto




Questa volta vi propongo una ricetta che però non gusterete, ma che vi sarà molto utile in questo periodo purtroppo affollato da zanzare ed altri "simpatici" animaletti.

oleolito lavanda-ingrediente perduto

Si tratta dell' oleolito alla lavanda  utile per lenire il prurito in seguito a puntura d'insetto e per dare sollievo ad una pelle arrossata.
 Ringrazio il mio amico Claudio (uomo dalle mani d'oro) che mi ha consigliato la "ricetta".

Alcune notizie sulla lavanda le ho trovate in questo bellissimo sito al quale vi rimando.


Raccogliete i fiori di lavanda preferibilmente appena fioriti, ma in mancanza potete usare anche quelli secchi che trovate in erboristeria.

Vi serviranno





  • 250 ml olio mandorle dolci  o di girasole bio
  • 100 g fiori lavanda
mettete tutto a macerare per 30 g in un luogo buio e asciutto, agitando il barattolo almeno una volta al giorno, va benissimo dentro la vostra dispensa.



Dopo un mese dovete filtrare il tutto due volte attraverso l'uso di una garza fine fine,  la prima volta lasciate percolare naturalmente il liquido e poi strizzate un po' i fiorellini di lavanda, se avete usato i fiori freschi dovete lasciare decantare il filtrato coperto per almeno 24 ore in modo poi da poter dividere
l' oleolito dall'acqua formatasi come deposito sul fondo;  poi procedete con la seconda filtrazione.
Travasate in un contenitore di vetro scuro, io in genere utilizzo la boccetta dell'olio di mandorle dolci.





venerdì 10 luglio 2015

Zuppa fredda di barbabietole rosse e kefir o meglio Saltibarsciai direttamente dalla Lituania



Della barbabietola rossa mi piace la sua dolcezza e al tempo stesso anche la sua terrosità, l'adoro per il contrasto che sprigiona in bocca quando la si abbina col salato e l'acidulo.


Saltibarsciai-zuppa fredda-ingrediente perduto
Aggiungi didascalia

Ed è proprio qui in questa zuppa fredda della Lituania, la Saltibarsciai che l'acidula freschezza del kefir s'incontra con la dolcezza della barbabietola, in compagnia di cetrioli, erba cipollina e uova sode.
Unico neo l'aneto che non ho...
Le  mie barbabietole nell'orto sono già pronte per essere raccolte, non so voi ma io le adoro, e dopo averle comprate per tutto l'inverno, parlo di  quelle già cotte nella busta sottovuoto; ho deciso di regalare una bustina di semi alla mia mamma e eccole qua.....no decisamente non c'è paragone.





Di solito le mangio semplicemente condite con olio e sale; poi ho provato gli gnocchi rosa di semolino con cremina al gorgonzola, ora avevo voglia di provare altro....rapida ricerca su internet e ecco che trovo la saltibarsciai.



La barbabietola rossa appartiene alla famiglia delle Chenopodacee.Esistono diversi tipi di barbabietola: quella da zucchero, quella bianca ecc e poi nel nostro caso la rossa, ortaggi non molto utilizzati nella nostra cucina ed è un vero peccato, sono un vero concentrato di sostanze benefiche:
  • fibre, sali minerali tra cui ferro e sodio, vitamine del gruppo b, vitamina c, antiossidanti, tanta acqua e poche calorie.
  • L’intenso colore rosso è dovuto alla forte concentrazione di betanina e dall’antociano.
  •  Il succo di barbabietola rossa è utilizzato come colorante naturale nell’industria alimentare.



Ingredienti per 4 persone

  • 500 g di barbabietole rosse
  • 500 ml di kefir
  • 2 cetrioli medi
  • 4 uova sode
  • erba cipollina ( nella ricetta originale aneto)
  • sale e pepe qb
Preparazione

lavate le barbabietole e procedete alla lessatura, i tempi dipendono da quanto sono grandi comunque basta inserire uno stecchino nella polpa per verificarne la cottura.
Una volta cotte scolatele lasciatele raffreddare poi pelatele e grattugiatele con  grattugia a fori larghi, mi raccomando non gettate  l'acqua di cottura.

Ora non vi resta che stemperare il kefir con un po' dell'acqua violacea ormai fredda e aggiungere le barbabietole grattugiate, il cetriolo a cubettini, aggiustare di sale e pepe.
Tenerla in frigorifero in attesa di gustarla.
Quando la servite unite l'albume e il tuorlo sodi finemente tritati e fili di erba cipollina.
 Fresca, colorata e gustosa, spesso si  accompagna a calde patate lessate.

mercoledì 1 luglio 2015

Crema fredda di roveja (piselli) e salsa al parmigiano reggiano #PRChef2015

La roveja, piccola e rugosa, dai mille colori, un legume antico che ha voglia di rinascere.

Un presidio slow food pieno di sapore





  • In italiano: roveja, roveglia, rubiglio, pisello dei campi, pisello selvatico,
          ruglio, pisellina, corbello, grovigliolo, pisello grigio, pisello selvatico o roviotto.
  • in inglese: field pea
  • in francese: pois gris, bisaille
  • in tedesco: klee erbsen
  • in spagnolo: arveja seca, arveja forrajera
  • Specie ipotizzate: Pisum arvense L., Pisum sativum
  • ssp. Arvense o Pisum sativum ssp. sativum
  • var. arvense.





Fa parte dei cosi detti legumi minori, un tempo ampiamente coltivati ora quasi totalmente scomparsi, un po' per le abitudini alimentari cambiate, per la mancanza di notizie sulla loro coltivazione e in generale per l'effetto della globalizzazione, ma proprio da loro parte l'evoluzione dell'agricoltura e quindi la nostra sopravvivenza.
Se scompare un prodotto  con esso scompare anche la tradizione legata ad esso, scompare una cucina povera ma salutare, se ne va un pezzo di noi.

Mi sento fortunata, sono nata sui Sibillini e proprio qualche decennio fa, questo legume si seminava in primavera, si sfalciava a fine estate e, dopo qualche giorno di essiccazione, si trebbiava , come per la lenticchia; mia nonna la coltivava, serviva  per il bestiame ma anche per cucinare;  fresca  con la pasta e una volta  secca, durante l'inverno veniva trasformata in farina per preparare la farrecchiata o pesata, si tratta di una polenta dal gusto leggermente amarognolo condita con un battuto di alici ,aglio e prezzemolo.

Già da due anni  la roveja  è tornata nel mio orto; ne ho acquistato un cartoccio sulla piana di Castelluccio.













Ho messo da parte alcuni semi e a primavera ho iniziato la mia coltura.




Non ha particolari esigenze, è una pianta rustica che necessita di un sostegno altrimenti tende a piegarsi sul terreno con il rischio di ammuffimento e difficoltà nella raccolta, dimenticate i grossi baccelli pieni di piselli, ma tante piccole teghe con minuscoli semini, verdi come piselli appena raccolti;


ma che seccando assumono dei colori meravigliosi tutti diversi, assolutamente no standard.

















                            

Ho deciso di utilizzarla fresca e questa è la ricetta 



Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg di roveja fresca già sgranata (sostituibile con piselli freschi)
  • 200 g di parmigiano reggiano 24 mesi
  • 150 g di latte fresco intero
  • 50 g di burro
  • qb di olio extra vergine, sale e pepe.


Preparazione
in un tegame largo e basso sciogliete il burro e versate i piselli, lasciate insaporire il tutto e poi aggiungete acqua quanto basta a coprire le verdure, lasciate cuocere sino a quando la roveja è cotta e aggiustate di sale.
Con un mixer frullate il tutto aggiungendo un po' di olio e trasferite la crema su di una ciotola contenete acqua e ghiaccio in modo da fermare la cottura e mantenere vivo il colore delle verdure.
In un pentolino a parte riscaldiamo il latte e quando ha raggiunto il bollore aggiungiamo il parmigiano grattugiato, e frulliamo, dovremo ottenere una crema densa e vellutata.
Si puo' servire tiepida ma anche fredda, è un  ottimo piatto estivo.


Con questa ricetta  partecipo al #PRChef2015



badge


lunedì 15 giugno 2015

Nocino e Vino nocino per San Giovanni 24 giugno



nocino-ingrediente perduto

La tradizione vuole che per San Giovanni  (24 giugno) e precisamente tra la notte del 23 e 24, solstizio d'estate, si raccolgano le noci, ancora acerbe e lattiginose, a piedi nudi, usando un bastone di legno per scuotere i rami dell'albero, tutto questo per fare un liquore, considerato da sempre un ottimo rimedio per ogni malanno " nocino".
Io sinceramente non ho seguito questa procedura, anzi ho raccolto le noci in anticipo perchè la loro maturazione è già iniziata....ma spetta a voi scegliere!!! 

La noce è il frutto di un albero che proviene dalle regioni dell'Asia Occidentale il cui nome scientifico è Juglans regia. Un albero che ha sempre suscitato curiosità per le storie di streghe e diavoli alle quali viene associato.
Riporto alcune notizie trovate sul Web che mi hanno incuriosito dal sito "Simbolismi"
Nella celebrazione dei Misteri Dionisiaci, ad esempio, le Menadi, ossia le sacerdotesse del dio, chiamate anche Baccanti, danzavano sfrenate attorno ad un albero di noce, sacro al dio, in preda ad esaltazione sempre più profonda. Agli osservatori Cristiani, propugnatori di una nuova religione che aveva sempre visto nella donna il simbolo del male e del peccato, questi rituali sembrarono osceni e malefici, e da qui nacque la leggenda delle streghe e delle loro riunioni notturne (sabba) sotto un noce, nella notte di san Giovanni.
 La leggenda ebbe probabilmente origine presso Benevento, sede del "noce stregato" più famoso del mondo. Fu qui che il vescovo Barbato, probabilmente proprio dopo essersi imbattuto in una di queste celebrazioni pagane, fece sradicare l’albero per impedire ulteriori incontri. L’albero però ricrebbe e le riunioni continuarono ancora a lungo, anche dopo il 1600, quando il noce originario morì. Ma quello di Benevento non è un caso unico nella storia del folklore italiano: anche a Roma, ad esempio, si tramanda che la chiesa di Santa Maria del Popolo venne fatta edificare dal papa Pasquale II sul luogo ove precedentemente cresceva un noce, sotto il quale migliaia di diavoli amavano riunirsi e danzare durante la notte.
 Ancora oggi la superstizione popolare sconsiglia vivamente chiunque di riposare o, peggio, addormentarsi sotto un albero di noce, se non ci si vuole risvegliare con un forte mal di testa o, peggio, con la febbre alta. Inoltre, si evitava di piantare questi albero troppo vicini ai ricoveri per il bestiame perché se le radici fossero penetrate al di sotto gli animali avrebbero cominciato a deperire. È un dato di fatto che nelle vicinanze degli alberi di noce non crescono altre piante: questa caratteristica, che anticamente è stata associata alle attività stregonesche che vi si svolgevano sotto, ha una spiegazione logica nel fatto che le radici di questa pianta, come anche le sue foglie, contengono una sostanza tossica, la juglandina, capace di far morire le altre piante.



Occorrente:
un barattolo bello grande con chiusura ermetica


Ingredienti:
  • 15 noci acerbe
  • 1/2 litro di alcool a 90°
  • 250 g di zucchero semolato
  • 100 ml acqua
  • mezzo limone bio
  • 1/2 stecca di cannella
  • 6 chiodi di garofano
 Mettete un paio di guanti e tagliate le noci in quattro parti,










Ponetele nel vaso e copritele con l'alcool.


Affettate il limone e mettete anch'esso nel vaso con i chiodi di garofano, la cannella, l'acqua e lo zucchero.











Chiudete il vaso e lasciate macerare il tutto al sole per 40 giorni, almeno una volta al giorno scuotere il barattolo.


Quindi poi filtrate attraverso un colino a maglie strette o meglio ancora con i filtri in carta appositi.

Travasate in una bottiglia, possibilmente di vetro scuro, e lasciate "maturare" per almeno 2 mesi in un ambiente buio e fresco.



A questo punto, se volete, invece di buttare i malli e le spezie, potete  fare il 

Vino nocino.

Ingredienti:
  • malli  e spezie rimaste dopo il filtraggio
  • 1/2 litro di vino bianco secco
  •  200 g di alcool a 90°
  • 200 g di zucchero
Aggiungiamo ai malli il vino bianco secco, l' alcool a 90° e lo zucchero.
Mettete tutto in un vaso di vetro lasciate macerare per 15 giorni filtrate e imbottigliate.

lunedì 1 giugno 2015

Furbi co' l'abbiti ovvero polpi con le bietole su crostone di pane

Dopo le cucciolette in porchetta è la volta dei Furbi co' l'abbiti... meglio specificare, nel dialetto maceratese,  in particolare nella zona di Civitanova Marche per furbi  si intendono i polpi e per abbiti , facile no,  le bietole.




polpi con bietole su crostone-ingrediente perduto

Un piatto veramente molto semplice che ancora una volta stupisce per la sua bontà e versatilità, i polpi cuociono a lungo nel sughetto di pomodoro si sposano con la bietola per andar poi a guarnire, nella bella stagione un crostone di pane...e durante l'inverno ad insaporire una fumante polenta.


Ingredienti 
per 4 persone

  •  polipi di media dimensione 
  • 400 g di bietole pulite e lavate
  •  500 g di polpa pomodori o pelati
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • trito di aglio,cipolla,carota e sedano
  • vino bianco per sfumare
  • olio extra vergine
  • sale e pepe qb 
  • peperoncino (facoltativo)
Preparazione
in genere trovate i polpi già eviscerati e "arrotati" o meglio battuti bene per renderli morbidi, altrimenti dovrete eliminare le interiora, lavarli bene, eliminare becco e occhi e poi con un martello di legno, o un batticarne, batterli ben bene per renderli morbidi, vanno poi spellati accuratamente.


furbi co l'abbiti- ingrediente perduto


Una volta pronti i nostri furbi procediamo.
Prepariamo il trito di odori, in una pentola di coccio o comunque dal fondo spesso, mettiamo qualche cucchiaio d'olio e lasciamo dorare il trito preparato, quando gli odori iniziano ad imbiondire uniamo i polpi e lasciamoli rosolare ben bene; a questo punto aggiungiamo il vino e a fuoco vivace facciamolo evaporare; uniamo il cucchiaio di concentrato, un po' d'acqua e i pelati, portiamo a bollore e copriamo il tegame.
Lasciamo sobbollire a fuoco basso per circa 1 ora.
Trascorso il tempo previsto aggiungiamo le bietole, e continuiamo la cottura per almeno 45  minuti. Naturalmente i tempi di cottura dipendono molto dalle dimensioni dei polpi.
Alla fine otterremo un intingolo denso e scuro, i polpi ben teneri; mentre la preparazione riposa tostiamo del pane casereccio e serviamo poi i polpi e bietole fumanti sopra una bella fetta di pane tostato.

lunedì 30 marzo 2015

Lumachine di mare in porchetta o Cucciolette marchigiane



La cottura in porchetta caratteristica della tradizione marchigiana ha come protagonista il *finocchietto selvatico, oltre a preparare il coniglio in porchetta , ma anche il pollo e naturalmente il classico maiale, e le fave.... la ritroviamo anche in alcune preparazioni a base di pesce.
Tra le ricette più conosciute ci sono proprio le Lumachine di mare  o "Cucciolette" in porchetta. 

Rigorosamente da gustare con le mani.

Lumachine di mare in porchetta-ingrediente perduto



Ingredienti per 4 persone

  • 1 chilo di lumachine
  • 400 g di pomodori pelati
  • 1 cucchiaio di conserva o concentrato di pomodoro
  • spicchio d'aglio
  • carota
  • sedano
  • cipolla
  • 100 ml di vino bianco secco
  • acqua o brodo vegetale
  • olio extra vergine d'oliva
  • un ciuffetto di finocchio selvatico
  • sale
  • peperoncino
Preparazione:
prima di tutto bisogna  lasciar spurgare le lumachine e quindi liberarle dalla  eventuale presenza di sabbia, questo è il metodo classico che viene utilizzato anche per vongole ecc ecc, mettiamo le lumachine in una ciotola con abbondante acqua salata, diciamo che su un litro d'acqua mettiamo circa 25-20 g di sale grosso, e le teniamo così in ammollo per minimo due ore.
Dopo di che le sciacquiamo bene bene sotto l'acqua corrente e le trasferiamo in una pentola con abbondante acqua salata e lasciatele cuocere per circa un'ora lentamente, questa prima cottura serve ad eliminare l'opercolo o osso ovale che chiude lo stoma, infatti poi vanno strofinate con le mani per eliminare i così detti "ossi" .
Segue poi la cottura finale.
Tagliamo a pezzetti i pomodori e facciamo un trito con gli odori: carota ,cipolla, sedano e aglio, in un tegame versiamo un po' d'olio e lasciamo soffriggere delicatamente gli odori e poi uniamo le lumachine ben scolate.
Mescolare bene e poi bagnare con il vino, alzare la fiamma in modo che evapori e poi unire i pomodori, il concentrato di pomodoro sciolto in un po' di acqua,  il finocchietto finemente tritato, salare e se vi piace aggiungere peperoncino; abbassare la fiamma e portare a cottura coprendo il tegame.
Se il sugo si  dovesse addensare troppo aggiungere un po' d'acqua, nel giro di 40 minuti le cucciolette sono pronte, lasciatele riposare un attimo prima di servirle, accompagnate da pane tostato.
Se proprio vi dovessero avanzare, ma ne dubito, potete anche utilizzarle per condire gli spaghetti.




*Finocchietto selvatico tratto dal sito http://www.saporetipico.it/

Cresce spontaneo il finocchio selvatico, pianta aromatica molto utilizzata nella tradizione culinaria  marchigiana. Vengono utilizzate le foglie ed i frutti: le prime si raccolgono in primavera e si impiegano fresche, mentre in estate e in autunno, vengono raccolti i fusti fioriferi con le ombrelle ed i loro frutti; quest'ultimi, legati in mazzetti, vengono fatti essiccare in un ambiente ventilato e caldo per poi essere conservati in barattoli di vetro o di latta al riparo dalla luce e dall'umidità.
Il finocchio selvatico è caratterizzato da un aroma dolce e piccante e viene molto usato nella cucina mediterranea. In particolare nel Montefeltro si utilizzano i rametti essiccati per insaporire la porchetta o il coniglio arrosto; le foglie verdi per le lumache.
Infine il finocchio selvatico presenta anche proprietà terapeutiche, di tipo depurativo, digestivo, antisettico e antispasmodico.

lunedì 23 marzo 2015

Intrecci di pane per la vostra tavola

Un centrotavola di pane per abbellire la vostra tavola.



Ormai il tempo da dedicare al blog diminuisce sempre di più, la mia scuola di cucina Fabrica del gusto sta occupando gran parte delle mie giornate e ne sono felicissima, ma è necessario sperimentare;  quindi ogni tanto faccio un giro su Pinterest....ragazzi ci sono delle cose meravigliose, foto stratosferiche, si lo ammetto amo farmi del male, vado su Pinterest e mentre scorro tutte quelle meraviglie penso ma dove  lo trovo il coraggio di pubblicare ricette e foto mie?
La voglia di fare, di imparare, di provare, indipendentemente dal risultato, mi fa sempre andare avanti e quando ci riesco intasco la mia piccola vittoria personale.
Quando ho visto questo pane di Eva Toneva inevitabilmente si è insinuato nei miei pensieri e dovevo tentare.
Ho fatto prove contro prove, e foto del passo passo, perché mi piace condividere.
Per questa tipologia di pane sono stati necessari  un po' di tentativi, avevo bisogno di un pane abbastanza sostenuto in modo da poterlo modellare agevolmente e che mantenesse poi la forma, senza però rinunciare ad una mollica soffice  e profumata; quindi al posto del classico pane al latte ho utilizzato del latte di soia, che già avevo sperimentato in altre preparazione tipo le Focaccine di Nuccio, e devo dire che la consistenza, che questa tipologia di liquido da all'impasto, è davvero sorprendente.

Ingredienti

  • 600 farina 0 ( ho utilizzato una farina 0 locale del Molino Bianchi con % 12,5 di proteine)
  • 400 latte soia
  • 50 g burro
  • 8 lievito di birra fresco
  • 12  g sale
  • olio extra vergine

Preparazione
in una ciotola o nella planetaria, mettiamo la farina setacciata e il lievito di birra ridotto in briciole, uniamo piano piano il latte di soia, sempre mescolando, poi aggiungiamo il burro morbido e infine il sale.
Praticamente la tecnica è sempre quella, si introducono i liquidi un po' alla volta per verificare la capacità di assorbimento da parte della farina e poi uniamo i grassi, in questo caso del burro morbido e per ultimo il sale.
Avvolgete a palla e lasciate riposare l'impasto coperto per almeno 30 minuti, poi procediamo alla formatura.
Ma veniamo al passo passo:
allora dobbiamo pesare l'impasto e dividerlo in 22 pezzi; io avevo 1100 g di impasto dal quale ho ottenuto 22 palline del peso di circa 50 g.
Ora  schiacciamo ed allunghiamo le palline per ottenere dei cordoncini lunghi circa 25 cm.
E iniziamo a comporre l'intreccio.
Si devono chiudere i cordoncini a formare un cerchio, partiamo con il primo che sarà quello centrale,
a questo allacciamo 5 cerchi, naturalmente passiamo i cordoncini all'interno del cerchio centrale e poi li chiudiamo.


E siamo arrivati a 6.


Poi in ogni cerchio della seconda fila infiliamo due cerchi, e quindi altri 10 cerchi.


E restano quindi 6 cordoncini che ci serviranno per formare 10  roselline più piccole che posizioneremo nella parte più esterna, e 1 più grande che sarà quella centrale.

Per formare le roselline non fate altro che stendere con il mattarello ogni cordone e tagliare a metà la striscia ottenuta, arrotolate e così otteniamo due rose da ogni pezzo, quindi da 5 cordoncini otterrete 10 roselline e l'ultimo cordoncino lo usiamo intero per fare la rosa centrale più grande.









Fatto!!

Ora non resta che coprire con pellicola e aspettare che lieviti...





Cottura
forno preriscaldato a 200°, appena prima di infornare pennellate delicatamente la superficie con un po' di olio, dopo 10 minuti abbassate a 190° e portate a cottura, ci vorranno circa 25-30 minuti. 




Con questo pane partecipo alla raccolta mensile di Panissimo ideato da

 Barbara Sandra, e ospitato per il mese di Marzo dal blog I Pasticci di Terry.
finale di stagione
E anche nella raccolta  Polacca
Panissimo polacco
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...