Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.

venerdì 22 settembre 2017

Tagliatelle alle cicale e malva

La sfida n. 67 dell' MTC ha per protagonista la pasta col pesce  e chi se non lei, un'autorità in questo campo (mare),  Cristina Gallitti, nessun altro poteva presenziare e tessere la trama di una delle preparazioni fondamentali della cucina italiana.


Non si tratta semplicemente di andare a comperare il pesce, ma di trovare un  equilibrio tra freschezza, sapidità, cremosità, tutto questo in un "semplice" piatto di pasta.
Per quanto riguarda la ricetta che propongo gli ingredienti non sono molti, e la loro scelta fa la differenza, quindi importantissimo il pesce e la sua pasta.
Per la pasta ho scelto un prodotto locale, marchigiano,  "la pasta di Sabatino"una pasta artigianale di grano Saragolla, un grano con una resa modesta a causa della sua altezza, può raggiungere i 180 cm e  quindi  facilmente  soggetto al fenomeno dell'allettamento.
Una pasta  che non si può calare nell'acqua e mettere il timer per regolarsi con la sua cottura, non è un prodotto standardizzato,  cambia tra una produzione e l' altra cambia  in base alle condizioni climatiche e quindi una volta è gialla la volta dopo più scura; una produzione  modesta ma dalla qualità sublime, una pasta che da sola ha un suo carattere e che si può apprezzare al massimo condita con un filo d'olio.

E poi ho scelto le cicale o canocchie,



perché è uno dei miei crostacei preferiti, mi piace la loro polpa dolciastra, molto delicata.
Non vedevo l'ora di provare questa ricetta tratta dal libro "Spaghetti" di Michele Biagiola, e come scrive lo chef, la polpa cruda dona cremosità all'intingolo e la malva, con la sua nota amarognola contrasta la dolcezza del crostaceo riequilibrando il tutto.




Riporto la ricetta con alcune modifiche personali

Ingredienti per 4 persone

  • 350 g di tagliatelle secche ( Pasta di Sabatino)
  • 400 g di polpa di canocchie bollite e il loro liquido di cottura
  • 80 g di polpa cruda di canocchie
  • sedano, carota e pomodorini
  • malva foglie e fiori
  • aglio
  • olio  extra vergine di oliva
  • sale

Preparazione
Le cicale si possono pulire a crudo o dopo averle cotte, in questo caso ho utilizzato entrambi i metodi perché avevo bisogno  sia della polpa cotta che di quella cruda da aggiungere all'ultimo momento.
Lavare sotto l'acqua corrente bene i crostacei,  tuffarli nell'acqua in ebollizione alla quale vanno aggiunti un po' di odori, cipolla carota, sedano,  qualche pomodorino, bastano un paio di minuti,



scolare, togliere la testa e la coda, poi con l'aiuto di una forbice tagliare lateralmente da tutte e due le parti, in questo modo potrete sollevare la corazza e agevolmente estrarre la polpa, gli scarti testa, coda ecc li ho di nuovo messi nell'acqua di cottura in modo da sfruttarli al massimo.
Per la polpa cruda andiamo dopo il lavaggio direttamente ai tagli laterali e recuperiamo l'interno delle cicale.

In una padella capiente, in modo da poterci saltare poi la pasta, mettiamo un filo d'olio, il liquido di cottura filtrato, la polpa cotta delle cicale, aglio vestito, qualche foglia di malva e portiamo ad ebollizione.


Rovesciamo poi le tagliatelle cotte nella padella, togliamo dal fuoco aggiungiamo un filo d'olio e saltiamo, unire la polpa cruda e continuiamo a saltare sino a rendere cremosa la pasta e alla fine unire i fiori di malva.
Ed ora l'assaggio.
Partecipo con questa ricetta alla sfida n.67 Mtchallenge 

giovedì 24 agosto 2017

Ricetta Torta di patate e pesce azzurro

Un piatto che ha come protagonista il pesce azzurro,  in questo caso le sardine; da precisare che  la denominazione pesce azzurro  non ha origini scientifiche, ma è un termine commerciale per identificare un gruppo di pesci di diverse forme e dimensioni, molto diffuso nel mar mediterraneo e di conseguenza ha un prezzo modesto e abbordabile; questi pesci sono  caratterizzati da un ventre argenteo e un dorso blu scuro con striature chiare, non hanno squame, sono pesci grassi, ma i loro sono grassi- buoni, insaturi e ricchi di  omega 3.

Si lo ammetto, acquisto regolarmente riviste di cucina; lo sò è un brutto vizio, ma non riesco a smettere, ho tentato in tutti i modi di evitare edicole o semplicemente lo scaffale dei giornali al supermercato, ma guarda caso gira e rigira mi  ritrovo sempre lì.



A parte gli scherzi ( così si dice) le riviste di cucina sono una tentazione irresistibile, almeno per me, tra le mie preferite "La cucina Italiana".

Questa ricetta è presa dal numero di agosto del 2015, perché le riviste di cucina  assolutamente non si possono buttare.
Spesso mi ritrovo a sfogliare vecchi giornali e ricordavo di aver visto questa torta che aveva catturato la mia attenzione, aspettavo solo di trovare le sarde in offerta e un abbassamento della temperatura per poter accendere il forno senza rischiare il linciaggio.



Ingredienti per 4 persone ( tortiera di circa 24 cm)
  • 800 g di patate già lessate e sbucciate
  • 2 tuorli
  • 40 g di burro più noce di burro per ungere la tortiera
  • 400 g di sardine da pulire o alici
  • 125 g di mozzarella
  • pangrattato
  • noce moscata
  • sale pepe
  • farina
  • olio extra vergine di oliva



 Preparazione
Sbucciate le patate e poi schiacciatele quando ancora sono calde, unite i tuorli, noce moscata grattugiata a piacere, sale, pepe, infine il burro fuso tiepido; mescolate sino ad ottenere un composto omogeneo.
Su una tavola cosparsa di un velo di farina adagiate il composto e formate un lungo rotolo.
Imburrate e spolverizzate con il pangrattato una tortiera del diametro di 20-24 cm.
Eviscerate le sardine cercando di mantenere uniti i filetti e la codina per un fattore estetico; per evitare di annacquare il pesce sciacquatelo in vino bianco invece che in acqua, asciugatelo e condite con sale, pepe e un filo di olio.
Rivestita la teglia tutto intorno con una fila di sarde, la parte esterna deve essere rivolta verso il contenitore, posizionate una parte del rotolo di patate e ripiegate sopra le sarde; continuate con un altro giro di sarde e poi rotolo di patate, al centro mettete qualche sarda e la mozzarella a dadini.

Cottura
Forno preriscaldato a 180° per 25-30 minuti o sino a doratura.
Servire subito.


venerdì 30 giugno 2017

Pane al mais per il Talent for food



 Il pane al mais fa parte di quei pani  dimenticati,  fatti di ingredienti poveri e genuini.






Ecco perchè ho scelto il Pane al mais per partecipare al Talent for food, un concorso ideato da Aifb e Confindustria Padova, un'iniziativa  per connettere il mondo dei food blogger con quello di alcune aziende di prodotti alimentari della provincia di Padova, un percorso nelle cucine di tutta la penisola scoprendo prodotti, tradizioni culinarie e combinazioni della gastronomia italiana.

Queste le aziende che hanno aderito al progetto


Molino Rossetto ( Farina tipo 1 Macinata a pietra e Farina di mais fioretto e Pasta Madre)
Martelli Salumi ( Prosciutto cotto "Bongustaio" )
Agugiaro e Figna Molini ( Farina per pasta)
Diemme Industria caffè torrefatti ( Caffè in grani)
Brecà (olio extra vergine di oliva)
Valbona sottaceti ( radicchio rosso grigliato)
Bovis (Granulato vegetale)
Interbrau ( Birra Antoniana)






Il mais, e in particolar modo la polenta ha rappresentato il pasto principale della popolazione contadina, soprattutto dell'Italia del Nord e non solo;  infatti anche nelle Marche la farina "gialla" all'inizio del secolo scorso è stata fondamentale per contrastare la miseria della gente di campagna..
Molti i richiami tra tradizione veneta e marchigiana, ad esempio la Putana è un dolce a base di farina di mais frutta secca canditi, tutti ingredienti che ritroviamo nella Turcata delle Marche.
Così come l' utilizzo degli avanzi della polenta; ripassata in padella e grigliata oppure mescolandola con la farina di grano tenero si ottengono i crostoli piccole sfoglie che venivano cotte direttamente sulla brace, o ancora si prepara una pasta fresca tipo maltagliati chiamati  cresc'taiat, un impasto che  assomiglia ad una crescia (focaccia) che viene  poi tagliato (taiat)
Quello al mais è un pane a lunga fermentazione, che richiede la preparazione di un pre impasto, in questo caso una "biga"( che in realtà non si può chiamare biga perchè oltre al lievito di birra è presente anche il lievito madre); caratterizzato da una crosta color oro e da una mollica fitta e con piccoli alveoli, al gusto prevale il ricordo della polenta.
In genere, se c'era disponibilità la farina di mais si mescolava con quella di frumento,
 se non era possibile il pane veniva fatto esclusivamente con il mais, ne risultava un pane compatto, che cresceva poco; per renderlo un po' più morbido si univa strutto e con l'aggiunta di  frutta secca o qualche acino d'uva fresca diventava anche dolce.

Questi sono  i prodotti utilizzati per la realizzazione della ricetta;



 Ingredienti per un pane di circa 650 g

Per la biga  utilizzare i seguenti ingredienti presi dal totale

  • 100 g di farina forte
  • 45 g di acqua
  • 1 g di lievito madre essiccato
Mescolare gli ingredienti e riporre a temperatura di 18° per circa 18 -20 ore
Preparazione
In una ciotola fate rinvenire la farina di mais con un po' di acqua portata alla temperatura di 55° e lasciar raffreddare.

Nella ciotola della planetaria montiamo il gancio e mettiamo la biga spezzettata, l'acqua rimasta in cui avrete sciolto il resto del lievito  la farina tipo 1 e quella di mais reidratata, impastiamo alla velocità 1 per 4 min.  poi passiamo alla velocità 2 sino ad ottenere un impasto omogeneo,  aggiungiamo il sale e a seguire l'olio a filo.
Lasciar riposare l'impasto, formando una palla, coperto per circa 30 minuti e poi procediamo alla formatura.
Lasciare lievitare, coperto, sino al raddoppio del suo volume.
Preriscaldare il forno a 200°.
Poco prima di infornare effettuare dei tagli  sulla superficie con un coltello affilato, ancor meglio una lametta per pane, e trasferire su pietra refrattaria;  cuocere per circa 30- 35 minuti, con l'accortezza di lasciare il forno in fessura negli ultimi 15 minuti di cottura.
Lasciar raffreddare posizionando il pane in verticale in modo da agevolarne la fuoriuscita dell'umidità.




venerdì 23 giugno 2017

Il coniglio "terrone" che volle diventar "cunicio"




Talent for food è un'iniziativa nata dalla collaborazione di Confindustria di Padova e l'Associazione Italiana Food Blogger Aifb.
Alcune aziende della Sezione alimentari di Confindustria  della provincia di Padova, hanno deciso di affidare i loro prodotti a 30 food blogger  che amano raccontare sul web la loro passione per il cibo; l'intento è quello di creare sinergia tra le aziende e il mondo virtuale della cucina, non si tratta di spicciola pubblicità ma di creare consapevolezza attraverso la conoscenza di un prodotto, del territorio di origine e del suo produttore.
La selezione delle ricette che andranno in finale sarà a cura di  Dieffe Accademia delle produzioni 
La ricetta eseguita dovrà creare una certa complicità tra i piatti della  tradizione veneta e il resto d'Italia.

Il contenuto della mistery box ricevuta


Le  aziende che hanno aderito al progetto:

Molino Rossetto ( Farina tipo 1 Macinata a pietra e Farina di mais fioretto e Pasta Madre)
Martelli Salumi ( Prosciutto cotto "Bongustaio" )
Agugiaro e Figna Molini ( Farina per pasta)
Diemme Industria caffè torrefatti ( Caffè in grani)
Brecà (olio extra vergine di oliva)
Valbona sottaceti ( radicchio rosso grigliato)
Bovis (Granulato vegetale)
Interbrau ( Birra Antoniana)




Illustri personaggi della tradizione culinaria come Antonio Nebbia ( autore del "Cuoco maceratese" e Michele Savonarola ("Libreto de tutte le cose che se manzano comunamente") riportano nei loro ricettari le indiscutibili qualità  delle carni degli animali da corte:  pollo, faraona, tacchino, piccione, coniglio, oca, sono i protagonisti di numerose preparazioni sia venete che marchigiane.

Ed è nella cucina dell' "aia" che il "cunillo" da marchigiano diventa in un certo senso "cunicio" veneto.

Nella tradizione marchigiana il coniglio in porchetta è una delle preparazioni maggiormente conosciute, oltre al classico maiale naturalmente.
In realtà cucinare in porchetta, ossia "porchettare" è una vera e propria tecnica: l'oca in porchetta, le fave, diversi pesci e  persino le lumachine di mare sono solo alcuni esempi.

Per la ricetta classica del coniglio  in porchetta di solito si privilegia la scelta di un animale allevato vecchia maniera, niente mangimi ma orzo,avena, biada... in questo caso è previsto un riposo della carne in acqua, vino e aceto per attenuare il sentore di "selvatico" che la contraddistingue.
Si prepara la farcia costituita da un trito di lardo, sale, pepe e finocchio selvatico, al quale si uniscono cuore, polmoni e fegato finemente tritati e ripassati in padella con olio e sfumati con vino, a volte è presente del macinato di maiale e cotenna; si  condisce il coniglio e poi si arrotola; nel caso di un coniglio disossato, altrimenti, se intero, si provvede a cucirlo sulla pancia; poi se ne spalma la superficie con lo strutto, che renderà la superficie croccante, e si procede alla cottura in forno.

La ricetta classica è stata rivisitata utilizzando:

  • una marinatura in birra anzichè in vino;
  • il prosciutto cotto al posto del macinato e cotenne di maiale
  •  il radicchio grigliato,  che ben si sposa con il profumo del finocchio
  • a completare la polenta grigliata come accompagnamento.

Per la realizzazione di questa ricetta ho utilizzato i seguenti prodotti:
Birra Antoniana per la marinatura
Prosciutto cotto per la farcia
Radicchio grigliato  per la farcia
Granulato vegetale per la rosolatura finale
Olio extra vergine Brecà per la marinatura e la rosolatura
Farina di mais fioretto  per fare la polenta grigliata da accompagnamento

Iniziamo con al marinatura della carne, il coniglio, come sopra accennato, se nostrano ha il tipico sentore del selvatico, quindi è necessario tenerlo a bagno  per alcune ore con aromi ed erbe per attenuare questo sapore forte.
Ho utilizzato la Birra Antoniana che con il suo retrogusto di "paglia" ben si sposa con la carne di coniglio, la birra in questo caso rappresenta la componente acida della marinatura, oltre alla funzione di ammorbidire e insaporire la carne essendo ricca di zuccheri predispone alla formazione di quelle sostanze chimiche saporite e gustose che rendono il piatto appetitoso, o meglio conosciuta come il risultato della  reazione di Maillard.

Per la marinatura  cruda ( lasciare la carne a marinare per 2 ore)

  • 1 coniglio disossato del peso di circa 1,2 kg
  • birra 500 ml
  • olio extra vergine di oliva 2 cucchiai
  • aglio
  • cipolla,alloro, lime, finocchio selvatico.



birra e coniglio-ingrediente perduto

Togliere la carne dalla marinatura e asciugarla, stendere il coniglio su un tagliere e farcire  seguendo questo ordine:


coniglio in porchetta -ingrediente perduto




distribuire le interiora del coniglio (fegato, cuore e polmoni tritati finemente e insaporiti in padella con olio  e birra);
poi il finocchio selvatico, un mazzetto ( se non amate il suo gusto forte potete leggermente scottarlo prima);
uno strato di prosciutto cotto tagliato spesso, 150 g ;
infine il radicchio grigliato, 1 vaso da 225 g.

coniglio in porchetta -ingrediente perduto









Avvolgere formando un rotolo stringendo bene e legare con uno spago da cucina.













Cottura
Se optiamo per il metodo classico preriscaldare il forno a 180°, ungere la superficie del rotolo con strutto e trasferire  in una teglia con olio, odori, in questo caso  il granulato vegetale, un po' di birra e portiamo a cottura,  per il tempo necessario molto dipenderà dal peso del vostro coniglio, circa 1 ora e 30 minuti; ancor meglio se controllate con un termometro la temperatura al cuore che deve essere di 65°.
Oppure possiamo procedere alla cottura a bassa temperatura, vi occorrerà un runner, o una pentola ma dovrete avere la possibilità di controllare la temperatura, mettere il coniglio in un  sacchetto adatto alla cottura, creare il sottovuoto, cuocere in un bagno di acqua  a 65° per circa 3 ore.
Una volta cotto lo dobbiamo rosolare, in una padella con abbondante olio e un cucchiaino di granulato vegetale lasciamo rosolare la carne girandola  e alla fine sfumiamo con la birra.

Per la polenta grigliata:

  • 500 ml di acqua
  • 125 g di farina di mais
  • sale
Portare l'acqua ad ebollizione, salare e versare la farina  lentamente per evitare la formazione di grumi, mescolare sino a cottura ( circa 25 minuti).

Trasferire su un vassoio e lasciar raffreddare in modo da poterla poi tagliare a fette e gratinare.







coniglio in porchetta talent for food-ingrediente perduto










giovedì 25 maggio 2017

Piadina e... tutto in un roll

Le sfide firmate Mtchallenge sono sempre stimolanti, anche se non hai tempo,  rimugini e tieni d'occhio il calendario, facendo calcoli assurdi pur di riuscire a combinare qualcosa, e fino a quando non scatta l'ora ics speri.
Grazie a Giovanna che magistralmente è riuscita a stimolare tutti noi per la sfida n.66,  il suo  articolo , prezioso ed illuminante, leggetelo e  non potrete fare a meno di provare a "rollare".

Arrivo veramente col fiatone ma i roller non me li potevo perdere, in realtà ero partita con un'idea molto complicata che si è rilevata assai più difficile del previsto.

Rolls finger food-ingrediente perduto


Allora ho deciso di affidarmi a ricette  già testate e provate di Diego Crosara e Montersino  con   alcune mie personali riflessioni.

Filo conduttore la piadina ed i suoi compari consueti e non



Piadina classica sotto e rolls:  bresaola, crema di  squacquerone e fichi canditi;

piadina alla barbabietola e rolls:  piadina classica, formaggio morbido, nastro di piadina alla barbabietola e tuorlo d'uovo sodo;

piadina alla barbabietola e rolls alla greca:  cetriolo, crema di feta, pomodori confit e olive nere.

Per la piadina classica

  • 150 g di farina 0
  • 60 g di latte
  • 40 g di strutto
  • sale


Piadina alla barbabietola

  • 150 g di farina 0
  • 30 latte
  • purea di barbabietola cotta a piacere
  • 40 strutto
  • sale


Rolls bresaola e squacquerone:

  • bresaola
  • fichi canditi
  • crema squacquerone

Crema squacquerone ( ricetta Luca Monterisino)
160 g di squacquerone
80 g di panna
60 g di burro
4 g colla di pesce
sale
In una pentola mettere squacquerone, panna e burro e portare a 90°, aggiungere poi la colla di pesce ammollata e strizzata, mescolare bene e poi trasferire in frigorifero sino a raffreddamento.
Con la bresaola realizzare la base del roll disponendo le fette vicine e ben stese, distribuire la crema e i fichi canditi.
Arrotolare con l'aiuto della pellicola e trasferire in freezer.

Rolls alla greca:

  • un cetriolo tagliato a fette sottilissime con la mandolina
  • pomodorini confit
  • olive nere denocciolate 
  • crema alla feta

Crema alla feta (ricetta Diego Crosara)
200 g di feta
125 g di mascarpone
25 g di yogurt greco
Mescolare tutti gli ingredienti sopraelencati.
Con le fette di cetriolo disposte ad intreccio preparare la base per i rolls, spalmare la crema di formaggi, distribuire le olive e i pomodorini ridotti a pezzi.
Arrotolare con l'aiuto della pellicola e trasferire in freezer.

Per il roll alla barbabietola e tuorlo:

  • Piadina classica che farà da base,
  • formaggio morbido
  • piadina barbabietola ridotta a listarelle,
  • tuorlo sodo

Questa è la più semplice basta spalmare il formaggio sulla piadina classica, aggiungere le listarelle colorate e tuorlo d'uovo sodo.
Arrotolare con l'aiuto della pellicola e trasferire in freezer.
 Le possibilità sono veramente tante e tutte adatte alla bella stagione che sta arrivando, non vi resta che rollare.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 66 dell’MTChallenge

mercoledì 24 maggio 2017

Canederli per il Giro d'Italia, tappa Tirano-Canazei

E se il Giro d'Italia è la manifestazione sportiva che vi fa pedalare portandovi  a spasso per la nostra bella penisola, Aifb vi stuzzica le papille con un tour gastronomico pieno di storia e tradizione.



Oggi per la tappa Tirano- Canazei vi propongo  i canederli un classico della cucina di queste splendide zone, un classico che può  diventare anche uno stuzzicante finger.
Come da manuale i canederli sono un così detto piatto di riciclo, nel mio caso queste piccole palline sono quel che resta del condimento di una pasta  con le melanzane.

canederli-ingrediente perduto

Ingredienti per  4-5 persone
  • 200 g melanzane
  • 200 g pomodori
  • 200 g di mozzarella
  • 350 g pane raffermo senza crosta tagliato a dadini
  • 200 g di ricotta
  • 100 g. di latte
  • 4 uova
  • 3 cucchiai di pangrattato se serve
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • aglio 1 spicchio ( facoltativo)
  • parmigiano grattugiato per "spolvero"
Per accompagnamento una semplice salsa di pomodoro e basilico.
    Preparazione:

    tagliare a dadini le melanzane e fatele rosolare in padella con un po' di olio e aglio.
    Anche i pomodori vanno tagliati a dadini e poi conditi con sale e lasciati a sgocciolare in modo che perdano la loro acqua di vegetazione.
    Ridurre in piccoli pezzi la mozzarella.
    Il pane raffermo va tagliato e  lasciato ammorbidire nel latte.
    In una ciotola mettere le melanzane, i pomodori e la mozzarella, unire il pane con il latte, la ricotta, le uova appena sbattute, il parmigiano; se l'impasto dovesse risulytare eccessivamente umido aggiungere del pangrattato, regolare di sale e pepe.



      per fare le palline inumidire le mani.
    •  se volete preparare i canerderli come primo piatto faremo delle palline  del peso di 80 g circa, otterrete circa 16-17 pezzi
    • se volete  fare delle porzioni da finger food per un aperitivo o buffet, fare delle piccole palline che una volta cotte rotolerete nel parmigiano.




    Cottura:
     far cuocere in acqua bollente salata per 10 min. i canederli del peso di 80 g, quelli versione mignon cuociono in  5 min. scarsi.

    Una volta cotti e scolati si possono rotolare nel parmigiano grattugiato e servire con una semplice salsa al pomodoro e basilico.

    Ho trovato questa ricetta molto comoda, non bisogna considerare i canederli una preparazione prettamente invernale, usando  il pane raffermo come ingrediente principale, e alternando i vari prodotti di stagione, come ad esempio melanzane, pomodori, li possiamo adattare ad ogni periodo dell'anno  e poi si possono fare tranquillamente in anticipo, il che non guasta mai.




    canederli estivi -ingrediente perduto



    Mi è sembrata carina l'idea di preparare dei finger food e in un buffet l'effetto è garantito.



    martedì 16 maggio 2017

    Crema fredda di roveja (piselli) e la tappa Foligno -Montefalco del Giro d'Italia (Aifb)

    In occasione del gemellaggio di Aifb con il Giro d'Italia e considerando la tappa  di oggi per il  tratto Foligno- Montefalco, ripropongo una ricetta che ha per protagonista la roveja, un piccolo legume antico che sta tornando sulle tavole di Umbria e Marche.




    Complice un cartoccio di roveja acquistato lo scorso anno sulla piana di Castelluccio prima degli ormai noti eventi sismici che hanno messo in ginocchio la vasta area compresa tra Umbria e Marche.






    Fa parte dei cosi detti legumi minori, un tempo ampiamente coltivati ora quasi totalmente scomparsi, un po' per le abitudini alimentari cambiate, per la mancanza di notizie sulla loro coltivazione e in generale per l'effetto della globalizzazione, ma proprio da loro parte l'evoluzione dell'agricoltura e quindi la nostra sopravvivenza.
    Se scompare un prodotto  con esso scompare anche la tradizione legata ad esso, scompare una cucina povera ma salutare, se ne va un pezzo di noi.

    Mi sento fortunata, sono nata sui Sibillini e fino a qualche decennio fa, questo legume si seminava in primavera, si sfalciava a fine estate e, dopo qualche giorno di essiccazione, si trebbiava , come per la lenticchia; mia nonna la coltivava, serviva  per il bestiame ma anche per cucinare;  fresca  con la pasta e una volta  secca, durante l'inverno veniva trasformata in farina per preparare la farrecchiata o pesata, un tipico piatto umbro, si tratta di una polenta dal gusto leggermente amarognolo condita con un battuto di alici ,aglio e prezzemolo.


    La roveja, piccola e rugosa, dai mille colori, un 






    • In italiano: roveja, roveglia, rubiglio, pisello dei campi, pisello selvatico,
              ruglio, pisellina, corbello, grovigliolo, pisello grigio, pisello selvatico o roviotto.
    • in inglese: field pea
    • in francese: pois gris, bisaille
    • in tedesco: klee erbsen
    • in spagnolo: arveja seca, arveja forrajera
    • Specie ipotizzate: Pisum arvense L., Pisum sativum
    • ssp. Arvense o Pisum sativum ssp. sativum
    • var. arvense.



    Dopo averne utilizzata un po' ho lasciato da parte alcuni  preziosi semi e  a primavera ho iniziato la mia coltura.




    Non ha particolari esigenze, è una pianta rustica che necessita di un sostegno altrimenti tende a piegarsi sul terreno con il rischio di ammuffimento e difficoltà nella raccolta, dimenticate i grossi baccelli pieni di piselli, ma tante piccole teghe con minuscoli semini, verdi come piselli appena raccolti;


    ma che seccando assumono dei colori meravigliosi tutti diversi, assolutamente no standard.


















                                

    Ho deciso di utilizzarla fresca e questa è la ricetta 



    Ingredienti per 4 persone

    • 1 kg di roveja fresca già sgranata (sostituibile con piselli freschi)
    • 200 g di parmigiano reggiano
    • 150 g di latte fresco intero
    • 50 g di burro
    • qb di olio extra vergine, sale e pepe.


    Preparazione
    in un tegame largo e basso sciogliete il burro e versate i piselli, lasciate insaporire il tutto e poi aggiungete acqua quanto basta a coprire le verdure, lasciate cuocere sino a quando la roveja è cotta e aggiustate di sale.
    Con un mixer frullate il tutto aggiungendo un po' di olio e trasferite la crema su di una ciotola contenete acqua e ghiaccio in modo da fermare la cottura e mantenere vivo il colore delle verdure.
    In un pentolino a parte riscaldiamo il latte e quando ha raggiunto il bollore aggiungiamo il parmigiano grattugiato, e frulliamo, dovremo ottenere una crema densa e vellutata.
    Si puo' servire tiepida ma anche fredda, è un  ottimo piatto estivo.







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