Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.

lunedì 27 giugno 2016

Furbi co' l'abbiti ovvero polpi e bietole per la settimana dedicata alla cucina del mare

Il calendario del cibo Aifb celebra la settimana della cucina del mare,  l'ambasciatore è Fabio Campetti che ci racconta una delle colonne della nostra tradizione culinaria.
Il nostro è un paese circondato dal mare, a parte alcune regioni, gran parte del territorio italiano si affaccia sul mare e gode dei suoi frutti.
Le Marche hanno una grande tradizione marinara e ci sono veramente tanti piatti rinomati, e dopo
 le cucciolette in porchetta  ho voluto riproporre una ricetta vecchia, uno di quei piatti che nasce dalla quotidianità di un tempo. ecco perchè ho pensato ai  Furbi co' l'abbiti  meglio specificare, nel dialetto maceratese,  in particolare nella zona di Civitanova Marche per furbi  si intendono i polpi e per abbiti , facile no,  le bietole.




polpi con bietole su crostone-ingrediente perduto

Un piatto veramente molto semplice che ancora una volta stupisce per la sua bontà e versatilità; nasce dal baratto tra i contadini e pescatori, i primi provenienti dalle campagne dell'entroterra portavano a vendere il loro raccolto e i pescatori  volentieri cedevano i furbi in cambio di verdure fresche, gli abbiti .  I polpi cuociono a lungo nel sughetto di pomodoro si sposano con la bietola per andar poi a guarnire, nella bella stagione un crostone di pane e durante l'inverno ad insaporire una fumante polenta.


Ingredienti 
per 4 persone

  •  polipi di media dimensione 
  • 400 g di bietole pulite e lavate
  •  500 g di polpa pomodori o pelati
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • trito di aglio,cipolla,carota e sedano
  • vino bianco per sfumare
  • olio extra vergine
  • sale e pepe qb 
  • peperoncino (facoltativo)
Preparazione
in genere trovate i polpi già eviscerati e "arrotati" o meglio battuti bene per renderli morbidi, altrimenti dovrete eliminare le interiora, lavarli bene, eliminare becco e occhi e poi con un martello di legno, o un batticarne, batterli ben bene per renderli morbidi, vanno poi spellati accuratamente.


furbi co l'abbiti- ingrediente perduto


Una volta pronti i nostri furbi procediamo.
Prepariamo il trito di odori, in una pentola di coccio o comunque dal fondo spesso, mettiamo qualche cucchiaio d'olio e lasciamo dorare il trito preparato, quando gli odori iniziano ad imbiondire uniamo i polpi e lasciamoli rosolare ben bene; a questo punto aggiungiamo il vino e a fuoco vivace facciamolo evaporare; uniamo il cucchiaio di concentrato, un po' d'acqua e i pelati, portiamo a bollore e copriamo il tegame.
Lasciamo sobollire a fuoco basso per circa 1 ora.
Trascorso il tempo previsto aggiungiamo le bietole, e continuiamo la cottura per almeno 45  minuti. Naturalmente i tempi di cottura dipendono molto dalle dimensioni dei polpi.
Alla fine otterremo un intingolo denso e scuro, i polpi ben teneri; mentre la preparazione riposa tostiamo del pane casereccio e serviamo poi i polpi e bietole fumanti sopra una bella fetta di pane tostato.

venerdì 17 giugno 2016

Un marshmallow al pomodoro per "A tutto Pachino"

Rosso pomodoro il colore di questa settimana del calendario del cibo , tutti noi soci dell' Aifb  con la sua ambasciatrice Betulla Costantini   celebriamo un prodotto fondamentale per la nostra tradizione culinaria: il pomodoro.
Inizialmente veniva utilizzato solo come elemento di decorazione dei piatti poi grazie allo scalco Antonio Latini entra a far parte della prima salsa.
(Vi rimando al post che ho scritto in  merito a questo grande uomo marchigiano!)
Ho deciso di partecipare con una ricetta particolare al Contest "A tutto Pachino"  iniziativa creata dall'Aifb in  collaborazione con il Consorzio del pomodoro pachino IGP

Il pomodoro Pachino mi fa pensare all' olio, ad una bella fetta di pane tostato, ad un bel piatto di pasta con mozzarella e basilico...potrei continuare all'infinito.
Però questa volta voglio andare contro corrente, e il pomodorino diventa marshmallow.
La ricetta è di un grande maestro, Diego Crosara, devo dire la verità, dal primo momento  che ho visto la foto nel suo libro ne sono rimasta stregata, sinceramente non avevo il coraggio di provare.
Poi arriva la settimana del pomodoro sul calendario e in più il contest "A tutto Pachino", sarà un segno?
 Bando alle ciance


Ingredienti
per la meringa al pomodoro

  • 250 g zucchero semolato
  • 50 g sciroppo di glucosio
  • 100 g acqua
  • 10 g gelatina in fogli
  • 9 g di albumina in polvere
  • 85 g polpa di pomodoro ( nel mio caso di pomodoro Pachino, ho utilizzato un mixer e li ho ridotti in purea)
  •  3 g di  buccia di pomodoro essiccata
Preparazione
mettiamo in planetaria la salsa di pomodoro con l'albumina e montiamo con la frusta.
In una pentola portare l'acqua, lo zucchero e il glucosio a 125° una volta arrivato a temperatura aggiungere la gelatina precedentemente ammollata e strizzata, mescolare un attimo e poi versare a filo sulla meringa al pomodoro, infine unire la polvere di pomodoro; lasciar montare sino a che non  si raggiungono i 40°.
Con l'aiuto di una sac à poche porzionare la meringa in stampi di silicone  a forma di mezza sfera, lasciare a temperatura ambiente per una notte.
Sformare e unire le due emisfere.

Zucchero al pomodoro per il rivestimento
  • 250 g zucchero semolato
  • 40 g destrosio
  • 3 g sale
  •  10 g pomodoro in polvere
  • ( per quanto mi riguarda ho utilizzato anche una puntina di colorante rosso alimentare perchè la mia polvere di pomodoro era un po' sbiadita)
Preparazione
Mescolare tra loro gli ingredienti sopra elencati.
Con questo composto ricoprire le sfere al pomodoro.

Il maestro suggerisce di utilizzarli in abbinamento ad una mozzarellina e olive per degli stuzzicanti spiedini....io sono ancora lì che li guardo!

Ho solo assaggiato dei rimasugli,  praticamente è una meringa però leggermente salata e al pomodoro.



mercoledì 8 giugno 2016

La meringata nel bicchiere

Oggi il  calendario aifb celebra una delle basi  più importanti della pasticceria: la meringa; e l'ambasciatrice di questa giornata dolce e leggera è Fabiola Pulieri del blog Peperossoincucina
Quando penso alle meringhe mi vengono in mente quegli spumini deliziosi, dentro il sacchettino trasparente, e se ti andava bene ce ne era anche qualcuna colorata o che era caduta nella cioccolata.
Come esempio dell'applicazione della meringa  trovo che la torta meringata sia la più adatta,  ho deciso di metterla in bicchiere in modo da avere delle monoporzioni pronte e comode da servire.




In questo dolce abbiamo due tipologie di meringhe, la classica che serve per fare i dischi che andranno a costituire lo "scheletro" del dolce e poi la meringa italiana che entra a far parte della crema meringata, cioè della crema che farcisce la torta.

Quindi prepareremo:
Meringa classica
Meringa italiana
Crema meringata (crema pasticciera e meringa italiana)


Le meringhe sono una delle basi della pasticceria più importanti che ci permettono di realizzare tantissime varietà di dolci.
Esistono diversi tipologie di meringhe:
  • la meringa classica,
  • la meringa francese,
  • la meringa svizzera,
  • la meringa italiana.
Le prime tre sono meringhe che vanno cotte in forno mentre la quarta è l'unica meringa che non va cotta in forno, le dosi e gli ingredienti sono gli stessi cio' che cambia è il procedimento e otterremo non una meringa asciutta ma bensì una crema morbida che farà da base ad altre innumerevoli preparazioni quali chibouste, mousse, semifreddi...

Prima di passare alla ricetta elenchiamo una serie di nozioni che sono fondamentali nella preparazione delle meringhe:
  • Il contenitore e le fruste che verranno usati devono essere pulitissimi, senza alcuna traccia di grasso che comprometterebbe la riuscita della ricetta, quindi è preferibile utilizzare contenitori in acciaio piuttosto che in plastica.
  • L’albume deve essere pulito senza alcuna traccia di tuorlo.
  • La cottura deve essere compresa tra i 100° sino ad un massimo di 140° e possibilmente con lo sportello in fessura per eliminare l’umidità( questo per quanto riguarda le 
Dopo questi consigli possiamo passare alla ricetta.


Meringa classica
125 g di albumi
250 g di zucchero semolato

Monteremo gli albumi con le fruste a neve soda e poi a mano delicatamente introdurremo lo zucchero semolato.

Si tratta di un metodo a freddo e permette di ottenere una meringa abbastanza rustica nell'aspetto e resistente.
Con l'aiuto di una sac à poche realizzeremo dei cerchi su di una teglia rivestita di carta forno, ma potremmo fare anche dei cestini o semplici spumini.
Cottura 100° con sportello aperto per circa 3 h, oppure 140° max per circa 1,30 h; molto dipenderà dalla dimensione delle vostre meringhe.







Crema pasticciera


Preparare una crema pasticciera con :


75 g tuorli
75  g di zucchero
17 g di amido mais
200 g di latte
50 g panna
Preparate la crema, si puo' fare anche facilmente al microonde, mescolate gli ingredienti e portate a cottura, tenetela da parte fino a farla freddare completamente.



Meringa all'italiana 
100 g di albume
150 g di zucchero
60 g d'acqua

Generalmente si prepara uno sciroppo con acqua e zucchero, si porta a 121° e poi si aggiunge a filo agli albumi che stanno montando; per i meno esperti questo metodo non è semplicissimo soprattutto la prima volta, ma c'è un modo più semplice che credo vi farà piacere conoscere, io l'ho scoperto grazie a Pinella, non una donna ma una maga.
Allora mettiamo albumi zucchero e acqua in una pentola, portiamo a 85°, sempre mescolando e poi trasferiamo in planetaria e lasciamo montare sino a che la meringa risulti tiepida.
Facile no!!!!


Per la crema meringata

Unire un cucchiaio di meringa italiana alla crema in modo da alleggerirla e poi unirla al resto della meringa con movimenti delicati dal basso verso l'alto.



Assemblaggio in bicchiere

Sul fondo un disco di meringa precedentemente velata con del cioccolato fondente fuso, che ha due ragioni; una per impermeabilizzare la meringa che a contatto con la crema si ammorbidirebbe troppo, e due per dare un contrasto amaro alla dolcezza della meringa.
Se volete potete anche sbriciolarla, poi un po' di crema e ancora cioccolato fondente fuso e meringhe.







martedì 17 maggio 2016

Il lattarolo marchigiano

Oggi si festeggia il miele nel calendario del cibo aifb ambasciatrice Susanna Canetti del blog afroditaskitchen


Il miele, questo meraviglioso! Sono ormai 18 anni che lo produco, anzi che collaboro alla sua produzione, ed ogni volta che vado in apiario (luogo dove si trovano gli alveari) imparo sempre qualcosa di nuovo, le api sono degli insetti incredibilmente unici.




In questo post, oltre a rivalutare il miele come ingrediente,vorrei fornirvi notizie utili che vi possano aiutare nella scelta di un buon prodotto; ma partiamo.

Storia del mieleIl miele è presente da sempre. 
E' stato protagonista indiscusso nella cucina del passato come correttore della sapidità,legante nelle salse grazie alla sua consistenza,come conservante, ma anche come ingrediente dolcificante e fermentante da utilizzare nella fermentazione del pane e di alcune bevande(in particolare da Greci, Romani e Celti).Nel tardo 500 l'uso di questo ingrediente era largamente diffuso in cucina, ma non solo, era fondamentale in molte preparazioni di farmacopea, infatti il medico greco Galeno sosteneva che gli alimenti dolci fossero più nutrienti e digeribili.Poi arrriva l'industrializzazione e con essa lo zucchero, più economico e più pratico da conservare: il miele viene sostituito dal nuovo dolcificante.
 
Ma fortunatamente stiamo rivivendo un rinascimento culinario che sta rivalutando alla grande questo prezioso ingrediente, infatti faremo una passeggiata nella cucina dei secoli passati e vedrete in quanti modi può essere utilizzato, ne sarete piacevolmente sorpresi come lo sono stata io.
Ma cos'è il miele..
 E' l'unico alimento che arriva direttamente sulle nostre tavole senza bisogno di alcuna trasformazione...si può definire veramente naturale.
La sua definizione legale è questa:
è il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive della pianta o che si trovano sulle stesse(melata), che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie e lasciano maturare nei favi dell'alveare.E' un prodotto di origine vegetale ed animale.

Leggiamo l'etichetta del miele



ConclusioniAcquistate miele italiano, cercate dei produttori vicini a voi, visitate il loro apiario e vi sorprenderete ascoltando i loro racconti.

E come ricetta ho scelto di proporre il Lattarolo marchigiano, il miele e il latte si armonizzano in una preparazione antichissima.
Budino antico-ingrediente perduto

Scrive Oreste Marcoaldi illustre personaggio fabrianese
"Lattaruolo. E' un piatto dolce che si dona al padrone dai propri contadini in occasione di loro matrimonio, anzi dopo 8 giorni dalle nozze"
Io in questo caso ho scelto la versione senza guscio di pasta , realizzando delle monoporzioni.

Ricetta tratta da "Antologia della cucina popolare"

Ingredienti per 6 "budini":
  • 1 litro di latte intero fresco
  • 150 miele
  • 2 uova intere
  • 4 tuorli
  • 1 bacca di vaniglia
  • 1 stecca di cannella
  • scorza di limone bio
Preparazione:
mettiamo il latte con la stecca di cannella in una pentola e lo facciamo bollire  a fuoco basso, si deve ridurre di circa la metà,ci vorrà circa un'ora.
Poco prima di toglierlo dal fuoco uniamo il 100 g di miele, la vaniglia e la buccia di limone, mescoliamo bene e lasciamo freddare.



In una ciotola montare le uova, 2 intere e 4 tuorli con i restanti 50 g di miele, aggiungere poi il latte ormai freddo e filtrato.
A questo punto possiamo scegliere se fare un caramello e rivestire con questo gli stampi da budino oppure come la ricetta originale vuole rivestire una teglia con della pasta matta  e cuocerla in bianco ricoperta da fagioli.

Salsa caramello :
100 g di zucchero , 50 g di acqua.
in un pentolino dal fondo spesso mettere lo zucchero ben distribuito, fate cuocere sino a che non diventi di un bel colore ambrato tendente al marroncino, mi raccomando resistete dal mescolare con un cucchiaio, il caramello non va toccato altrimenti vi si formeranno dei grumi che non si scioglieranno più, quando è bello marroncino, facendo attenzione aggiungete l'acqua bollente fuori dal fuoco e mescolate.




Nel caso vogliate usare il caramello ne versate un po' negli stampini da budino e poi riempite con il composto.


cuocere a bagno-maria: in una teglia da forno con i bordi un po' alti mettete alcuni fogli di carta assorbente da cucina poi posizionate gli stampi e versate nella teglia tanta acqua sino a d arrivare a metà altezza degli stampini.



Cuocere a 100° per circa 3 ore, per verificare la cottura si fa la prova dello stecchino che una volta infilzato nel budino deve uscire pulito.

Se volete fare la ricetta originale, dovete preparare la pasta matta:

Pasta matta: 250 g d farina , 15 cl di acqua,1 cucchiaio di olio d'oliva, pizzico di sale: mischiare tutti gli ingredienti e lavorare finché il composto non risulti. omogeneo e un morbido; coprire con un panno umido e lasciar riposare al fresco per 1 ora circa.

Rivestite una teglia dai bordi alti con carta forno o ungetela con il burro, posizionate uno strato sottile di pasta matta, bucherellate il fondo con una forchetta, riempitela con dei legumi secchi e cuocetela in bianco.
Versatevi poi il composto e cuocere in forno preriscaldato a circa 200°-225° per circa 1 ora, ma fate sempre la prova "stecchino".

Il budino va mangiato freddo, nel caso di quello con il caramello lo stampo va rovesciato, nel caso della versione con la pasta va tagliato e servito a fette.

lunedì 16 maggio 2016

Gelatina di mele ai fiori di acacia

gelée mele e fiori d'acacia- ingrediente perduto

E tutto iniziò così...

"Senti papà, non è che per caso l'acacia che abbiamo vicino casa ha dei bei grappoli di fiori?" 
La mattina dopo....

un canestro strapieno di splendidi e profumati fiori d'acacia.


gelée mele e fiori d'acacia-ingrediente perduto

Questa è la settimana del calendario Aifb dedicata alle erbe e dei fiori  e la sua ambasciatrice è Cinzia Donadini del blog Essenza in cucina.
Con un raccolto così prezioso non mi potevo limitare a farli fritti, eh si che son buoni i fiori di acacia fritti, ma volevo "catturare" il loro profumo mieloso e tenerlo tutto per me, così ho pensato a quel bel libro che ho preso un po' di tempo fa e che sfoglio spessissimo.Ho scoperto così il famoso metodo  Ferber per la realizzazione delle conserve e devo dire che mi piace un sacco.
Unica pecca di questo bel libro è il francese, ahimè ne è passato  di tempo da quando lo "frequentavo".
Questo particolare metodo permette di ottenere, attraverso diversi passaggi una confettura ricca di sapore e colore, è vero la procedura è un tantino lunga ma la cottura finale poi dura solo  alcuni minuti e non  interminabili ore a controllare e mescolare ....

Per realizzare questa gelée partiamo qualche giorno prima, ma credetemi non è affatto impegnativa e il risultato vi stupirà.

Ingredienti per la realizzazione di circa 1.500 g di gelée
  • 1.550 g di mele Granny Smith
  • 1.500 g di acqua
  • il succo di un limone medio
  • 30 grappoli di fiori d'acacia
  • circa 1000 g di zucchero ( la quantità dello zucchero dipende da quanto succo otterrete)
Primo giorno:
lavare bene la frutta, dividere le mele in 4 parti senza sbucciarle, metterle in una pentola e coprirle con l'acqua indicata.
Portiamole ad ebollizione usando un fuoco vivace, una volta raggiunta l'ebollizione, abbassiamo il fuoco e lasciamole sobollire dolcemente per 30 minuti, a questo punto le mele saranno morbide.
Utilizzando un colino a maglie fitte raccogliamo il succo che si è formato, non pressiamo molto le mele ma lasciamo che il succo scenda liberamente.
Ora con l'aiuto di un telo di lino, precedentemente bagnato e strizzato filtriamo un'altra volta il succo di mela, lasciandolo scendere liberamente.
Trasferiamo il succo,una volta raffreddato in un luogo fresco e coperto, io l'ho messo in frigo per una notte intera.
Secondo giorno: il mattino successivo
pesare 1000 g di succo, stando attenti a lasciare sul fondo il deposito che si è formato durante la notte, in questo modo avremo una gelée più limpida, e aggiungere 500 g di zucchero.
Puliamo i fiori d'acacia mantenendo pistilli e petali, unirli al succo con lo zucchero e portare ad ebollizione, poi subito trasferiamo il tutto in una ciotola in ceramica copriamo, lasciare raffreddare e trasferiamo di nuovo in frigo per 3 giorni
Tre giorni dopo :
trascorso il tempo necessario versate il composto con i fiori in un colino e lasciate filtrare il succo senza comprimere.
Versate il succo ottenuto in una pentola , unite 500 g di zucchero e il succo del limone, portate ad ebollizione e schiumate la superficie, lasciate sobbollire per 10 minuti.
Verificate la consistenza della gelée sempre con il solito metodo del piattino.*
Travasate la gelée bollente nei vasi sterilizzati chiudete con il coperchio e capovolgete, in modo da ottenere il sottovuoto.

*Per quanto riguarda la densità dovrete regolarvi, il solito metodo del piattino funziona sempre: su un  piattino precedentemente riposto in frigo mettete un po' di marmellata se si rapprende è ora di invasettare.



gelée mele e fiori d'acacia

Una gelatina meravigliosa, profumata e molto delicata, ideale per lucidare torte alla frutta o semplicemente da gustare su una fetta di pane tostato.

giovedì 5 maggio 2016

La torta "mungana" marchigiana ovvero ciambella a macchie

I dolci da credenza questi dimenticati.
Sono proprio loro che in un certo senso stanno soffrendo la concorrenza di mousse, bavaresi ecc ecc, insomma le torte moderne stanno diventando sempre  più famose, forse perché esteticamente più belle, fresche e se fatte bene soddisfano anche il palato più esigente.
In realtà si tratta di due categorie di dolci totalmente differenti , le torte da credenza sono più adatte alla colazione e merenda, sono in genere più asciutte, senza creme, infatti si possono conservare in credenza grazie alla loro maggiore conservabilità (anche se in realtà nella pasticceria per torte da credenza s'intendono diverse tipologie).
Sono quelle torte, e ciambelle, tipo il ciammellotto al cioccolato che ho già postato, che per le nostre nonne rappresentavano un lusso, comparivano sulla tavola  delle cosi dette feste comandate per Natale, Pasqua, in occasione di matrimoni e comunioni,  oppure per quegli appuntamenti importanti della vita di campagna come la trebbiatura e la vendemmia.



Quando poi le cose iniziarono ad andare meglio e il  benessere arrivò anche in campagna, divennero i dolci della domenica, ma oggi praticamente quasi non si fanno più.
Quale migliore occasione se non quella della giornata del calendario Aifb dedicata proprio ai dolci da credenza  a cura di Paola Sabino per proporvi la ciambella bicolore detta anche in gergo marchigiano "mungana".
Nelle campagne marchigiane una volta la vacca da latte veniva chiamata "mungana", generalmente si trattava di una vacca con manto bianco e macchie nere, da qui il nome della ciambella o torta mungana, che oggi i nostri bimbi potrebbero chiamare "Muu muu".

Gli ingredienti semplici e genuini


Ingredienti per un o stampo da ciambella del diametro di cm.24

  • 350 g di farina 00
  • 110 g di uova intere ( circa 2 uova)
  • 150 g si zucchero semolato
  • 100 g di zucchero di canna integrale
  • 100 g di burro ( mia nonna utilizzava lo strutto)
  • 180 ml di latte intero
  • 2 cucchiai di liquore all'anice Varnelli
  • 1 bustina di lievito chimico
  • 130 g di cioccolato fondente al 55% -70%.
  • pizzico di sale
Preparazione
In un pentolino a fuoco dolce sciogliere il burro con il latte, lasciar intiepidire e unire il liquore.
A parte sciogliere il cioccolato al microonde o a bagno maria e anche questo lasciatelo intiepidire.
Montiamo con una frusta elettrica le uova con lo zucchero sino a che il composto non "scrive", sempre con la frusta in azione aggiungere alle uova e zucchero il composto di latte e burro a filo.
Poi introdurre la farina e il lievito setacciati delicatamente con l'aiuto di una spatola.
Dividere il composto a metà e ad uno unire il cioccolato fuso.
Ora resta solo da versare l'impasto nello stampo imburrato alternando quello bianco a quello con il cioccolato.

Cottura
Forno preriscaldato a 170° per circa 35 minuti, fare sempre comunque una prova con lo stecchino per verificarne la cottura.



venerdì 22 aprile 2016

Torta "Clara" alle mele con olio extravergine Clara e briciole di crumble all'olio e semi tostati.


Con questa ricetta partecipo al contest" Chef per un giorno con olio Clara", ideato da Excellence Magazine in collaborazione con un prodotto meraviglioso marchigiano Olio Clara.




Ho avuto il piacere di conoscere Daniele Paci e ascoltandolo mentre parla di olio Clara mi fa venire in mente la citazione di G.Piovene, si decisamente questo prodotto è un "distillato" di profumi 
"Le Marche sono un plurale.Se si volesse stabilire qual è il paesaggio italiano più tipico, bisognerebbe indicare le Marche… L’Italia, nel suo insieme è una specie di prisma nel quale sembrano riflettere tutti i paesaggi della Terra, facendo atto di presenza in proporzioni modeste e armonizzandosi l’un l’altro. L’Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo, le Marche dell’Italia” (Guido Piovene, Viaggio in Italia)

In un momento come questo in cui nella cucina pullulano ricette dei senza questa mi è sembrata l'occasione per rispolverare un tipo di dolce tipico della cucina povera, quella contadina quando il burro non era molto usato, quando in casa c'era l'olio e poco più, quindi ingredienti semplici olio, mele e qualche piccolo trucco conosciuto durante i corsi fatti.

Crumble ai semi tostati
  •  83 ml olio extra vergine Clara
  • 100 g di zucchero di canna
  • 100 g di farina di mandorle grezze
  • 100 g di farina 00
  • 100 g  cereali tostati (sesamo, girasole, lino).
  • zeste limone
Impasto gli ingredienti velocemente e lascio riposare in frigo, si può fare anche con cutter.

Ingredienti per la torta per una tortiera del diametro di circa 25 cm
  • 115 g di tuorli ( circa 5 tuorli)
  • 175 g uova intere (circa 3 uova)
  • 200 g zucchero di canna integrale
  • pizzico di sale
  • zeste limone
  • 145 g polvere di mandorle
  • 200 g di farina 00
  • 115 g olio Clara 
  • 2 mele pelate e ridotte a cubetti
Procedimento:
nell'impastatrice metto tuorli, uova intere, zucchero, miele, sale, vaniglia e zeste di limone, faccio montare con fruste, poi incorporo con l'aiuto di una spatola molto delicatamente per evitare di smontare la massa, la polvere di mandorle, la farina e infine olio a filo.
In uno stampo rivestito con carta forno verso l'impasto, sopra a questo metto le mele ridotte a cubetti e  sopra a questi il crumble cercando di formare delle grosse briciole.


Forno a 170° preriscaldato per 30 minuti circa, fate sempre la prova stecchino.

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